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ottobre 2012

Sindaco di strada

Marchionne deve rispettare la Costituzione, la democrazia, le leggi. Gli operai non si dividono e non si ricattano. Il sindacato non si ostracizza quando non risulta consenziente e asservito. Soltanto un miope padrone può comportarsi in questo modo, danneggiando e umiliando i lavoratori, quindi tutto il Paese e la democrazia. Il governo si deve opporre.

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Sindaco di strada

Domani 30 ottobre, alle ore 10, in piazza Montecitorio, insieme agli assessori della Giunta e ai consiglieri comunali e municipali. Napoli chiede al governo la modifica del decreto sui comuni in pre-dissesto.

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Sindaco di strada

Oggi la prima udienza del processo sulla trattativa Stato-mafia.Movimento Agende Rosse e le altre associazioni hanno indetto un sit-in davanti alle Procure per sostenere i magistrati di Palermo. A Napoli l’appuntamento era a piazzale Falcone e Borsellino, davanti al Palazzo di Giustizia

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Sindaco di strada

“Chi vuole che gli italiani governino se stessi, faccia invece subito eleggere i consigli municipali, e dia agli eletti il potere di amministrare liberamente; di far bene e farsi rinnovare il mandato, di far male e farsi lapidare. Non si tema che i malversatori del denaro pubblico non paghino il fio, quando non possano scaricare su altri, sulla autorità tutoria, sul governo la colpa delle proprie malefatte. La classe politica si forma così: con il provare e riprovare, attraverso fallimenti e successi. L’unità del paese non è data dai prefetti e dai provveditori agli studi e dagli intendenti di finanza e dai segretari comunali e dalle circolari ed istruzioni e dalle autorizzazioni romane. L’unità del paese è fatta dagli italiani. Dagli italiani, i quali imparino, a proprie spese, commettendo spropositi, a governarsi da se”.

Luigi Einaudi, 1944

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Sindaco di strada

Non credo affatto che don Patriciello, nel chiamare ‘signora’ il prefetto di Caserta, volesse offenderla. Se mi chiamano signore, io non mi offendo. Sono sempre stato schierato, e sempre lo sarò, dalla parte di chi lotta a difesa della propria terra. Ho grande rispetto per i comitati, i parroci e i cittadini che da anni, spesso inascoltati dalle istituzioni, hanno lottato nella cosiddetta ‘terra dei fuochi’. E’ un peccato che quella importante occasione in Prefettura, nella quale è stato firmato un protocollo positivo, sia stata turbata da un episodio che non doveva accadere

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Sindaco di strada

A Napoli si muore per mano della camorra. Anche quando con la camorra non si ha nulla a che fare. Si muore in questo modo tragico con una cadenza inaccettabile. Si muore come in una guerra. Una guerra combattuta senza eserciti e carri armati, consumata all’interno di un paese democratico e in apparente stato di pace. Fattori, questi ultimi, che rendono tale guerra ancora più assurda, più assurda delle altre tradizionali guerre. Una guerra che ha generato 160 morti ammazzati innocenti. Un numero intollerabile. A Napoli la camorra esiste, in strada e troppo spesso nei palazzi della politica e delle istituzioni. Da Napoli si è ormai irradiata anche oltre i confini nazionali, infettando il mondo del lavoro e dell’economia, della finanza e della sanità, dei rifiuti e dell’edilizia. Sfruttando la disoccupazione e la crisi finanziaria infiltra il tessuto sociale, prestandosi a trovare serbatoi di voti da consegnare ad una politica connivente e debole. È necessaria una risposta corale, che coinvolga tutta la società e tutte le istituzioni. Una risposta radicale che non riduca il fenomeno camorristico al solo controllo militare del territorio per la gestione degli affari illeciti e che, quindi, non si esaurisca nella sola repressione, che pure è fondamentale perchè il territorio deve essere presidiato dalle forze dell’ordine e deve esserci la conseguente reazione da parte della giustizia. Una risposta che deve muovere da chi ‘gestisce la cosa pubblica’ in un esercizio quotidiano e costante, respingendo il tentativo criminale di allungare le mani, lavorando ad una legislazione efficace. E soprattutto il tessuto sociale, evitare che la camorra diventi egemone culturalmente, invertendo un modello che vuole ridurre, in particolare i giovani, ad essere solo consumatori acritici del mercato. Mi ha emozionato e anche confortato, in questo senso, l’incontro con Rosanna, la fidanzata di Pasquale. Nemmeno per un momento ho letto la rassegnazione nei suoi occhi, ma invece una voglia di lottare e di impegnarsi. Quello contro il crimine organizzato non solo è stato l’impegno della mia vita ma è anche quello che ogni giorno, con questa esperienza di amministratore, sto cercando di portare avanti. Perchè esiste anche altro dalla camorra ed esiste in questa stessa città: nella sua cittadinanza, nella sua politica, nelle sue istituzioni. Questo altro è la speranza del paese: donne e uomini impegnati quotidianamente nella lotta al crimine e alla infiltrazione delle mafie proprio in quei posti in cui lavorano, vivono, si attivano. Per questo non posso che essere, come sempre sono stato e sempre sarò, al fianco dei miei cittadini, anche e soprattutto in occasione di quelle iniziative pubbliche, e spero siano davvero tante, che si terranno per sensibilizzare alla lotta contro la camorra. Soprattutto oltre questo momento, dove più forte è l’impatto emotivo collettivo, perché si possa dare continuità a queste iniziative di ripresa dello spazio da parte dei cittadini. Uno spazio che si chiama Napoli, ma si chiama anche Italia. Uno spazio liberato dalle mafie

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Sindaco di strada

L’amministrazione comunale, interpretando i sentimenti dell’intera cittadinanza per la tragica perdita di una innocente giovane vita, intende dare un segno tangibile di profondo dolore e indignazione. Per tanto ordina l’esposizione delle bandiere a mezz’asta nel palazzo Municipale in segno di lutto cittadino per la giornata del 19 ottobre 2012 in occasione delle esequie del giovane Pasquale Romano. Ed invita, inoltre, la cittadinanza tutta a rispettare un minuto di raccoglimento alle ore 9.30 del giorno 19 ottobre 2012 in segno di cordoglio e partecipazione.

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Sindaco di strada

Il decreto salva Napoli? No, il decreto è affonda Napoli. Il governo ci ha fatto intendere che si stava lavorando a norme salva-Comuni e in realtà ci ha poi presentato il commissariamento. Il commissariamento di quelle uniche forme di democrazia diretta che sono i Comuni stessi. Se ci chiedono di distruggere i cittadini, imponendoci di portare le tasse al massimo, con la scusa di aiutarci, allora ci solleviamo da soli. Non ci facciamo piegare da un governo di nominati da un parlamento di nominati. Anche perchè nella compagine di Monti ci sono ministri come Grilli che, leggo dalle intercettazioni riportate sui giornali, avrebbe “qualche rapporto” con Finmeccanica. E allora gli chiedo: perchè non rinunciare a qualche “aeroplanino” per investire nei Comuni?

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Sindaco di strada

Non disponendo della versione definitiva del decreto e trattandosi di un provvedimento tecnicamente complesso, mi riservo il tempo necessario per una lettura approfondita, allo scopo di darne una valutazione completa evitando così giudizi superficiali. Da una prima lettura e dalle anticipazioni a disposizione, comunque, mi sento subito di chiarire che non si tratta di un provvedimento per Napoli, quindi posso affermare che Napoli non ha goduto dell’attenzione che, in passato, è stata riconosciuta a Catania, a Roma, a Palermo oppure a Milano per quanto concerne, in questo ultimo caso, l’Expo. Per questo nutro profondo rammarico anche tenendo conto degli impegni presi da più parti a riguardo, essendo nota la gravissima situazione economica che questa amministrazione ha ereditato da chi ha gestito in modo assolutamente ‘allegro’ le finanze del Comune d Napoli. Troviamo ingiusto il mancato intervento concreto, per il quale in tanti avevano invece detto di prodigarsi, visto che questa amministrazione ha praticato la spending review prima ancora che arrivasse quella del governo e sta governando senza risorse ma con dignità una delle più grandi città italiane, facendo crescere il turismo, ricostruendo l’immagine della capitale del Sud, risolvendo il problema dei rifiuti. Valuteremo i contenuti di questo decreto, che riguarda tutti i comuni d’Italia, nella speranza che, dopo i tagli di circa 350 milioni subiti, si possa ottenere un sostegno veramente concreto alle politiche del lavoro e del risanamento del debito. Non consentiremo comunque in alcun modo che questa amministrazione e la città paghino, per altro tempo, le politiche scellerate di chi ci ha preceduto. Voglio ancora credere che il governo possa rendersi conto che a Napoli è a rischio la tenuta sociale e che possa rendersi conto che Napoli è una città indispensabile per il futuro del paese, per la sua unità e il suo sviluppo.

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