Bilancio e patrimonio comuneObiettivi raggiunti

Le 10 risposte alla candidata Valeria Valente

Nei giorni scorsi la candidata Valeria Valente, ha posto alcune domande, ne abbiamo approfittato per chiarirLe alcuni aspetti.

Una doverosa premessa, quasi tutte le domande formulate dalla candidata Valente sono il chiaro segno di una scarsa conoscenza della materia e degli strumenti di programmazione e di rendicontazione di un Ente locale, cosa particolarmente grave, ma che non stupisce, visto che si tratta di una persona che è stata Assessore al Turismo della Giunta Iervolino dal 2006 al 2010 quando il buco di bilancio ed il deficit del Comune di Napoli sono cresciuti in maniera esponenziale.

Ecco le domande e le relative risposte:

Domanda numero 1:
Valeria Valente: In che modo ha compensato il mancato incasso dovuto al flop della dismissione del patrimonio immobiliare (meno 750 milioni)?

Risposta: In primo luogo, il programma di dismissione patrimoniale previsto nel Piano Pluriennale di risanamento prevede la sua attuazione in un arco temporale di dieci anni ed in questo arco di tempo lo realizzeremo integralmente. Pensare che il programma di risanamento dei conti, previsto nel piano di riequilibrio pluriennale (approvato dalla Corte dei Conti – Sezioni Riunite), sia basato su un unico tipo di intervento vuol dire non rendersi conto minimamente della complessità della macchina amministrativa comunale.

Come abbiamo detto tante volte, l’Amministrazione comunale ha utilizzato un mix di leve operative per ottenere il raggiungimento dell’obiettivo del risanamento (così come prevede la legge che istituisce il cosiddetto ” predissesto”). In particolare, oltre la dismissione del patrimonio immobiliare, sono stati attivati:

  1. Razionalizzazione delle società partecipate, con riduzione degli oneri del 20% (il cui numero è sceso da 21 a 8);
  2. Maggiore copertura dei Servizi a domanda individuale ( raggiungimento copertura minima del 36% del costo reale);
  3. Massimizzazione delle aliquote e delle tariffe (onere imposto dalla norma, ma accompagnato dall’introduzione di forti agevolazioni soprattutto per le fasce più deboli – per es. esenzione addizionale irpef per i redditi fino a € 15.000 );
  4. Risparmi di spesa per il personale, con un risparmio netto solo dal 2012 al 2015 di oltre 60 milioni di euro;
  5. Riduzione delle spese per prestazioni di servizio del 10% e per trasferimenti del 25%, nettamente superiore rispetto a quanto previsto dal Piano di riequilibrio ( circa 20 milioni di risparmio)
  6. Lotta all’evasione fiscale con risultati straordinari; più 13 milioni nel 2014 e più 36 milioni nel 2015 ed un risultato atteso nel 2016 di 65 milioni di euro recuperati dalla lotta all’evasione .

Insomma, il dato clamoroso è che ad oggi il Disavanzo da Piano di riequilibrio è stato essenzialmente assorbito quasi del tutto. Rispetto al disavanzo accertato nel 2011 di 850 milioni, al netto dei fondi vincolati, rimane da recuperare una somma di soli 81 milioni di euro.

Ciò significa che gli interventi attuati finora sono stati di tipo “strutturale” e non basati su leve straordinarie come può considerarsi un piano di vendita del patrimonio immobiliare proprietà dell’ente e quindi di proprietà dei cittadini.

Domanda numero 2:
Valeria Valente: Come giustifica il fatto, in una situazione così difficile, che l’amministratore unico di Napoli Servizi, responsabile del flop della dismissione del patrimonio, stia per raddoppiarsi, il prossimo 30 maggio, lo stipendio da 53mila a 106mila euro?

RISPOSTA: Al momento nessun bonus. Sulle gestione delle Aziende Partecipate non prendiamo certo lezioni da chi le aveva moltiplicate a dismisura per piazzare i propri amici. Noi abbiamo ridotto le società partecipate da 21 ad appena 8. Nel contempo, abbiamo sostituito nelle società partecipate in house i consigli di amministrazione (dapprima composti da 3 o addirittura da 5 componenti) con gli Amministratori unici, portando una notevole riduzione dei costi. Abbiamo infine ridotto del 30% i costi dei collegi sindacali. In merito alla faccenda specifica di Napoli Servizi, va ricordato che la legge prevede la possibilità di introdurre un premio (in misura pari al compenso) da erogare all’Amministratore (solo qualora si consegua un utile d’esercizio) al raggiungimento degli obiettivi che il Comune di Napoli fissa in assemblea. Tale premio è stato introdotto anche per la Napoli Servizi che nella proposta di bilancio per l’anno 2015 fa segnare un consistente utile. L’Amministratore ritiene di aver raggiunto gli obiettivi stabiliti. Quando l’Amministrazione comunale in assemblea approverà il bilancio, definirà contestualmente anche se e in che misura siano stati raggiunti i risultati deliberati. Succede ovunque in Italia in ogni società partecipata.

Domanda numero 3:
Valeria Valente: È vero che dopo i benefici dovuti alle risorse venute da Roma per il piano di rientro, il Comune torna a pagare con un ritardo di oltre 14 mesi tutti i fornitori esterni per le spese non finanziate da contributi pubblici?

RISPOSTA: Assolutamente falso. L’indicatore di tempestività dei pagamenti complessivo, calcolato così come prevede la norma, per l’anno 2015 è di 33,3225 giorni. Le risorse straordinarie sono arrivate, peraltro, negli anni 2013 e 2014, e sono state utilizzate per smaltire gran parte dei debiti accumulati proprio dalla Giunta di cui faceva parte l’ex assessore Valente. Ricordiamo ancora una volta che nel 2011 i creditori venivano pagati con 48 mesi di ritardo. Nell’anno 2015 e successivi, inoltre, il Comune di Napoli non risulta destinatario di alcuna risorsa di cassa aggiuntiva.

Domanda numero 4:
Valeria Valente: Dove verranno presi gli 85 milioni di rate di mutuo in scadenza a giugno e i 363 milioni a destinazione vincolata usati per altri fini?

RISPOSTA: E’ davvero imbarazzante che la Valente non sappia neanche questo. Le rate di mutuo, nonché il rimborso annuale delle anticipazioni, trova ordinaria copertura nel bilancio d’esercizio, come facilmente verificabile da ogni cittadino.

La ricostituzione dei fondi vincolati, così come previsto dal piano di riequilibrio pluriennale, è sicuramente l’operazione più complessa dell’intero piano, necessitando in primis dell’equilibrio di cassa anche in termini temporali (dove invece normalmente le entrate hanno per loro natura un ciclo di vita posticipato rispetto alla spesa), nonché successivamente la produzione di un surplus di cassa che vada a ripristinare i fondi utilizzati. Pertanto, così come previsto dal Piano pluriennale di riequilibrio approvato, sarà necessario l’intero decennio e i risultati si vedranno in particolare negli ultimi anni di attuazione del piano.

Domanda numero 5:
Valeria Valente: Di quanto, in queste difficoltà, si allungheranno i tempi di pagamento dei fornitori?

RISPOSTA: In virtù delle politiche adottate, nonché delle strette dovute all’introduzione del nuovo sistema di contabilità (competenza potenziata, bilancio di cassa, bilancio consolidato, nuovi equilibri), si ritiene che si rispetteranno i termini di pagamento previsti dalle norme vigenti.

Domanda numero 6:
Valeria Valente: Pagheranno ancora le piccole e medie imprese?

RISPOSTA: Le piccole e medie imprese hanno pagato il prezzo più salato, rischiando il fallimento, quando il Comune era governato dal Partito Democratico (venivano pagate per i loro servizi all’amministrazione con un ritardo di 4 anni ed a causa di ciò molte sono state costrette a chiudere). Con una scelta di grande coraggio, rinunciando a dichiarare il dissesto grazie al quale avremmo potuto governare senza i debiti del passato, abbiamo evitato di scaricare gran parte del costo sulle imprese napoletane, che in quel caso sarebbero state pagate solamente per una minima parte delle loro spettanze ed in tempi molto lunghi. Alla fine i debiti sono stati pagati completamente, anche grazie alle risorse utilizzate con il DL 35/2013, oltre al riconoscimento degli interessi moratori dovuti per il ritardo nei pagamenti (al tasso previsto dalla legge in una percentuale particolarmente punitiva che supera l’8%). Insomma le piccole e medie imprese sono state particolarmente avvantaggiate dalle nostre politiche.

Domanda numero 7:
Valeria Valente: Perché non sono indicati in bilancio i debiti delle partecipate?

RISPOSTA: Anche questa domanda è segno di una notevole ignoranza in materia contabile. Chiunque abbia conoscenza delle più elementari regole di contabilità sa che i debiti delle partecipate non possono essere inseriti nel bilancio dell’Ente locale. I debiti delle società sono esposti nei loro bilanci.

Per maggiore chiarezza sull’argomento informiamo l’ex Assessore Valente che la legge prevede, inoltre, dall’anno 2016 l’introduzione di un ” fondo” per l’accantonamento delle somme per la copertura eventuali delle perdite che le società partecipate riportano in bilancio. Dal 2017, inoltre, entrerà in vigore anche l’obbligo di redazione per i Comuni del bilancio consolidato, dove verrà rappresentato la situazione contabile dell’intero gruppo (Comune e società partecipate).

Domanda numero 8:
Valeria Valente: E a quanto ammontano questi debiti?

RISPOSTA: Non si comprende bene la domanda. I debiti delle società partecipate si dividono principalmente in: debiti da finanziamento, commerciali e altri debiti (es. tasse, contributi, ecc.). Il dato complessivo in valore assoluto di per sé non ha alcun significato, in quanto, nella gestione ordinaria, tutte le aziende, per poter operare, usano lo strumento finanziario dell’indebitamento (sostanzialmente perché i ricavi sono a valle del ciclo di produzione mentre i costi vengono sostenuti prevalentemente all’inizio).

Domanda numero 9:
Valeria Valente: Come sono stati utilizzati 1.3 miliardi di euro di trasferimenti dal Governo per ripianare il bilancio visto che dal 2011 ad oggi la situazione debitoria del Comune è sempre di 2.5 miliardi?

RISPOSTA: Non so dove l’Ex assessore Valente abbia preso questi numeri. In ogni caso Le anticipazioni di cassa non potevano essere utilizzate per ripianare il bilancio, ma soltanto per estinguere i debiti esistenti, che erano prevalentemente quelli ereditati dall’Amministrazione nella quale lei era Assessore. Con il Rendiconto 2015 – approvato da poco in Consiglio Comunale – i residui passivi (i debiti) ammontano complessivamente ad € 1.318.239.929,93 rispetto ai 1.524.956256,11 ereditati nel 2011. Pertanto quanto dichiarato risulta assolutamente falso.

Domanda numero 10:
Valeria Valente: Perché si continuano a portare in bilancio 2,6 miliardi di crediti, molti dei quali inesigibili e con anzianità superiori ai 10 anni?”.
“Occorre fare oggi, in questi pochi giorni che ci separano dal voto, un’operazione verità sui conti del Comune: i cittadini di Napoli hanno il diritto di sapere come e perché sono state gestite così male da questa amministrazione le risorse pubbliche. E de Magistris deve spiegare.”

RISPOSTA: Ancora una volta il candidato Valente dimostra di non sapere niente di contabilità. Un credito risulta inesigibile esclusivamente quando sono scaduti tutti i termini per richiedere l’esazione della somma dovuta ( es. prescrizione), in tal caso la somma va cancellata dai residui attivi (tale ipotesi è comunque marginale). Più spesso si è di fronte ad una difficoltà nella riscossione del credito ed in tal caso si parla di crediti di dubbia esigibilità. Il nuovo sistema di contabilità armonizzato prevede la sussistenza in bilancio di queste somme, compensando però la mancata cancellazione con l’introduzione nella parte spesa del Fondo crediti di dubbia esigibilità (FCDE), che in tal modo impedisce di spendere soldi che difficilmente si riscuoteranno. Pertanto anche questa domanda risulta palesemente errata.

In conclusione:
In merito al calcolo del Fondo Crediti Dubbia Esigibilità, l’Amministrazione, tra la possibile scelta del metodo ordinario ridotto (principio contabile 3.3), molto più vantaggioso (riduzione del disavanzo da armonizzazione di ulteriori 171 ml/€) ed il metodo ordinario (più rigoroso), ha ritenuto di optare per la seconda ipotesi, fedeli allo spirito che ha mosso l’Amministrazione ad intraprendere la strada di un risanamento dei conti rigoroso ed in totale controtendenza rispetto alle precedenti Amministrazioni di cui la Valente faceva parte.

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